L’incontro con l’Oriente suscita sempre una grande attrattiva per l’occidentale, soprattutto quando si parla di terapie per il benessere del corpo e dello spirito.
Si è tenuto infatti oggi nella sede a Roma della comunità buddhista Dzogchen un convegno sulla medicina tibetana, nel corso del quale sono intervenuti la Professoressa Giacomella Orofino, docente all’Orientale di Napoli e Fabio Andrico, allievo del Maestro tibetano Chogyal Namkhai Norbu ed insegnante di Yantra Yoga. Il senso dell’incontro è stato quello di illustrare lo sviluppo storico della medicina tibetana ed i suoi sincretismi con la cultura cinese nel XII secolo ma, allo stesso tempo quello di mostrare delle riscontranze con le pratiche occidentali come la neurochirurgia e la riflessologia plantare.
Sua Santità il Dalai Lama è infatti da tempo impegnato ad approfondire il legame che intercorre tra cultura orientale e mondo scientifico, dal cui confronto si ricava una comune visione olistica della vita umana e del mondo. Ci si è accorti quindi che, avendo il Buddhismo un’impronta volta a concepire l’esistenza della vita a partire dalla sofferenza, la dimensione spirituale e la medicina tibetana vanno di pari passo, ossia come ha affermato la Professoressa Orofino: ”…La cura del soma vuol dire allo stesso tempo curare lo spirito dall’odio, dall’attaccamento e dal dolore, che sono le cause della sofferenza umana.”
La comunità Dzogchen, una corrente del Buddhismo tibetano, si è inserita nel contesto italiano nei primi anni ’70 ed è presente a Roma dal 2000. Il Maestro Norbu è al tempo stesso il presidente di ASIA Onlus, un’organizzazione non governativa che si opera per lo sviluppo del continente asiatico ed in particolare per la salvaguardia della cultura del Tibet, riservando maggiore attenzione specialmente all’istruzione e alla sanità che in Cina- sebbene sia uno stato comunista- sono servizi ad alti costi che gravano sugli anziani inseriti sotto la soglia di povertà. Si promuovono di conseguenza adozioni a distanza, borse di studio per i giovani tibetani meritevoli; tecnici professionisti costruiscono edifici adibiti a scuole e si organizzano corsi di computer e di inglese. La causa tibetana rimane infatti una delle priorità fondamentali dell’associazione.
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