Tuesday, 27 July 2010

Chi è il Buddha?

Il Buddha è colui che si risveglia alla legge dell’universo e, allo stesso tempo, vuole guidare tutti gli esseri senzienti al risveglio, spinto da saggezza e compassione. Finché non c’è il desiderio di diffondere il Dharma, si è Buddha parziali (prattyekabuddha), in quanto è tale l’illuminazione cercata solo per se stessi. 

Nella soteriologia buddhista, la salvezza non dipende da un essere superiore, in quanto, dato il principio di interdipendenza, della vacuità dei fenomeni e della produzione condizionata, non è concepito l’altro da sé. Il bene ed il male sono il prodotto della nostra mente, la cui essenza corrisponde alla Legge; la causa del nostro dolore non dipende da fattori esterni, ma dalla nostra ignoranza innata.

Nell’illuminazione di Shakyamuni vengono spiegate le cause del dolore ed il mezzo per annientarlo, ovvero le quattro nobili verità e l’ottuplice sentiero:

1. La vita è dolore.
2. Il dolore è causato dai desideri.
3. I desideri possono essere estirpati.
4. La via per realizzare ciò è l’ottuplice sentiero.

Per quanto concerne la prima verità, vengono indicate le quattro sofferenze di nascita, morte, malattia e vecchiaia come cause del dolore. Il Sûtra del Nirvana ne elenca altre quattro:

1. Dover abbandonare chi si ama.
2. Dover incontrare chi si odia.
3. Non poter realizzare i propri desideri.
4. La disfunzione delle componenti psicofisiche che compongono il nostro essere.

La prima verità, così esposta, è condivisa da tutte le scuole buddhiste, in quanto verità universale a cui nessuno sfugge. Per quanto concerne la seconda e terza verità, il Buddhismo stabilisce una dodecupla catena di causalità su cui si forma il desiderio, più semplicemente dodici anelli che sono:

1. Ignoranza innata nella vita(oscurità fondamentale).
2. Formazione del Karma , come conseguenza del primo anello.
3. Formazione della coscienza.
4. Fondamento dell’individuo.
5. Formazione dei cinque sensi e della mente.
6. Contatto con la realtà esterna.
7. Origine delle sensazioni.
8. Origine dei desideri.
9. Attaccamento alla vita.
10. Desiderio di ritornare a vivere.
11. Ripercorrere il ciclo di nascita e di vecchiaia.
12. Morire, per poi rinascere.

Nella terza verità si spiega che il dolore può essere estinto. Oltre che dall’ignoranza innata, esso è generato dalle funzioni di avidità, collera, animalità e da cinque concezioni distorte:

1. Credere nell’io assoluto, quando esso è un aggregato temporaneo di elementi. Questa concezione porterebbe a considerare le cose come se ci appartenessero di diritto.

2. Credere che dopo la morte non vi sia nulla, o che vi sia un’anima eterna; questo porterebbe a dare un senso di inutilità della vita o un senso di superiorità rispetto ad altre forme di vita.

3. Non credere nella legge di causa ed effetto; non credere quindi che saremo retribuiti dei nostri pensieri, parole ed azioni compiute.

4. Non essere in grado di dare il giusto valore alle cose; ovvero scambiare l’inferiore per superiore, il profondo con il superficiale.

5. Considerare l’osservanza dei precetti e le pratiche esteriori la vera via all’illuminazione, a prescindere dallo stato d’animo e dalla fede.

Nella quarta verità ci viene fornito il mezzo per spezzare le catene di sofferenza, attraverso l’ottuplice sentiero:


1. Retta visione- vedere le cose cioè per quello che sono.
2. Retto pensiero- controllo dei pensieri.
3. Retta parola- giusta corrispondenza fra parola e oggetto enunciato.
4. Retta azione- agire correttamente in modalità e quantità necessaria.
5. Retta vita- evitare gli squilibri fra mente e corpo, senza eccedere nell’una o nell’altra.
6. Retto sforzo- iniziative coerenti con lo scopo da raggiungere.
7. Retto ricordo- essere consapevoli di quanto si fa, si dice o si pensa, essere presenti a se stessi.
8. Retta concentrazione.

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