”Con animo purificato, saldo, terso, sincero, rischiarato, malleabile, duttile, compatto, incorruttibile rivolsi l’animo e presi coscienza dell’estinguersi dei desideri. Questo è il dolore, io compresi secondo la realtà. Questa è l’origine del dolore, questa la fine del dolore[...] Questi sono i desideri, questa è l’origine dei desideri, questa la fine dei desideri, questa la via che conduce all’estinzione dei desideri, compresi secondo la realtà. Così il mio animo fu redento dai desideri, dalla brama dell’esistenza, dalla brama dell’ignoranza.”
Nella fase meditativa, il dualismo rigido di soggetto- oggetto, mente-corpo, individuo-ambiente viene annullato. Il continuo scorrere della mente diviene uno con lo scorrere dell’universo, delle cose che nascono, si sviluppano, muoiono in un ciclo infinito(samsara) di sofferenze. Ogni cosa è soggetta alla morte e alla rinascita.
Nella prima veglia di meditazione il Buddha ricorda le passate esistenze con le rispettive identità, che vengono dimenticate dopo ogni morte. Nella seconda notte di veglia egli prende consapevolezza che il ciclo eterno di nascita e morte riguarda tutti gli esseri viventi in ogni angolo dell’universo attraverso le tre dimensioni di presente, passato e futuro. Nella terza veglia il Buddha capisce che tutto è regolato dalla legge di causalità che permea l’intero universo. Risvegliato a questa verità, Siddharta può essere definito il più saggio (Muni) della tribù Shakya, ovvero Gautama Shakyamuni. Secondo la leggenda, sia durante che dopo il processo di illuminazione, il demone Mara tenta di dissuadere Shakyamuni dal rivelare la verità, affinché il suo risveglio possa essere un caso isolato, ma, vinta questa tentazione, Egli decide di esporre il Dahrma per la salvezza di tutta l’umanità.
Poiché Shakyamuni non ha lasciato nulla di scritto, saranno i suoi discepoli a trascrivere i suoi insegnamenti(Sûtra); questi ultimi sono, secondo la tradizione, ottantaquattromila in quanto il Buddha ha insegnato la Legge alle persone tenendo conto delle loro aspettative, esigenze e livello culturale; in altre parole ha usato diversi espedienti per rivelare la medesima realtà, spinto da saggezza e compassione per tutti gli esseri viventi.
Poiché Shakyamuni non ha lasciato nulla di scritto, saranno i suoi discepoli a trascrivere i suoi insegnamenti(Sûtra); questi ultimi sono, secondo la tradizione, ottantaquattromila in quanto il Buddha ha insegnato la Legge alle persone tenendo conto delle loro aspettative, esigenze e livello culturale; in altre parole ha usato diversi espedienti per rivelare la medesima realtà, spinto da saggezza e compassione per tutti gli esseri viventi.
Alla sua morte, nel 486 a.C. all’età di ottanta anni, si pone un problema su come interpretare i suoi insegnamenti; dopo diversi concili si formeranno due correnti di pensiero: il Buddhismo Mahayana, detto grande veicolo, e Hinayana, detto spregiativamente piccolo veicolo. Una definizione più appropriata per quest'ultimo sarebbe quella di Theravada, ossia insegnamento degli anziani.

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