La differenza fondamentale tra una pratica di meditazione ed un percorso spirituale è il prendere rifugio nei tre gioielli buddhisti. Questo è un concetto universale per tutte le tradizioni sia Theravada che Mahayana, nonostante possiamo trovare delle differenze nella loro interpretazione.
"Tre" lo troviamo spesso quando parliamo di Buddhismo, un “numero” che viene applicato alla triplice gemma, alla triplice verità, ai tre tipi di insegnamento e ai tre corpi del Buddha.
I tre tesori –o tre gioielli- sono il Buddha, il suo insegnamento e la comunità.
Nel Buddhismo Theravada il primo gioiello corrisponde alla figura del Buddha Shakyamuni in persona, Siddharta stesso, il maestro originale morto all’età di ottant’anni. Nella tradizione Mahayana -e in particolar modo nel Sutra del Loto- il Buddha in questione è il Buddha eterno che si è illuminato sin dal tempo senza inizio e che si è manifestato nella figura storica di Shakyamuni.
Il secondo gioiello è il Dharma, l’insegnamento esposto dal Tathagata, il Sutra del Loto - per le tradizioni che seguono il Saddharma Pundarika Sutra- ed i suoi 28 capitoli che lo costituiscono.
Il terzo gioiello è la comunità, intesa nella tradizione Theravada come la comunità monastica, mentre in quella Mahayana si indica più propriamente la comunità dei credenti.
Il terzo gioiello è la comunità, intesa nella tradizione Theravada come la comunità monastica, mentre in quella Mahayana si indica più propriamente la comunità dei credenti.
Una formula del Sutra della ghirlanda fiorita dice:
“Prendiamo rifugio nel Buddha, sia concesso a tutti gli esseri viventi di realizzare il Grande Sentiero ed aspirare all’Insuperabile Scopo. Prendiamo rifugio nella Legge; sia concesso a noi e a tutti gli esseri viventi di entrare nella miniera dei Sutra e rendere la nostra saggezza ampia come il mare. Prendiamo rifugio nel Samgha; sia concesso a noi e a tutti gli esseri viventi di condurre le moltitudini alla libertà da tutte le perturbazioni”.
Il Maestro Dogen, della scuola Soto Zen, ci dice:
“Prendiamo rifugio nel Buddha poiché egli è il nostro grande maestro. Prendiamo rifugio nel Dharma poiché questa è la buona medicina. Prendiamo rifugio nella comunità buddhista poiché è composta da amici eccellenti”.
Nella formula di Dogen si scorge l’influenza del Sutra del Loto quando si considera il Dharma come la medicina. Nel Sutra del Loto il Buddha prepara per i suoi figli che hanno ingerito del veleno ottime erbe curative, ottime nel sapore e nell’aroma. Inoltre sia Nagarjuna che Tien’Tai definiscono il Buddha come un abile medico in grado di trasformare il veleno in medicina.
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