Monday, 19 September 2011

Il Soto-Zen di Dogen e Deshimaru Roshi

E' molto tempo che non scrivevo sul mio blog e ho avuto questa possibilità nel mio giorno libero ma soprattutto contento di aver contattato la comunità Soto Zen di Londra che fa capo alla tradizione Dogen e piu contemporaneamente di Deshimaru Roshi. 

Giovedì scorso sono andato ad un meeting introduttivo ad Highbury&Islington a Londra della tradizione Soto-Zen. La monaca, con accento nordamericano dell’est, mi ha fatto entrare nel Dojo (Lett. Il luogo della Via), mi ha dato alcune nozioni di postura e cerimoniali e poi abbiamo cominciato a fare Zazen per un’ora.  Durante la sessione si leggevano dei passi del Maestro Dogen (Il fondatore del Soto Zen nel XIII secolo in Giappone) e del filosofo indiano Nagarjuna, con la lettura finale del Sutra del Cuore che può essere definito un “condensato” di tutti i sutra dove si parla del concetto di vuoto e di forma e dei cinque aggregati.


Non ho potuto fare a meno di constatare che il Soto-Zen è influenzato dalla scuola Tendai per ciò che riguarda la gerarchia dei Sutra (Dogen era inizialmente un prete della Scuola Tendai come anche Nichiren) ma anche dal contesto storico in cui c’era necessità di rendere il Buddhismo alla portata di tutti; durante la sessione si parlava dell’interdipendenza di tutti i fenomeni e della Buddhità nella forma presente, ciò che viene espresso da Nichiren –ma non solo- con l’espressione Sokushin Jobutsu.

Dogen ci dice che quando siamo in zazen siamo come il Buddha Shakyamuni (Siddharta), non si diventa quindi dei Buddha ma lo si è.

Ancora...aprendo un libro - un commentario sul Sutra della Perfezione e della Saggezza - mi sono trovato davanti la pagina nella quale si spiegava che Il Samsara è Nirvana, Bonno Soku Bodai, altrimenti detto i desideri terreni sono illuminazione. Sicuramente un’affermazione sulla cui interpretazione bisogna stare attenti a non cadere nella tentazione "Allora faccio come cavolo mi pare..."

Nichiren lo spiega dicendo che quando si pulisce la nostra mente dall’ignoranza innata (lui la chiama oscurità fondamentale)si capisce che non ci sono cicli di nascita e morte da spezzare, ma che la vita è un continuum eterno e mistico che ha le caratteristiche sia dell’esistenza che della non esistenza . Quando capiamo questo allora questa realtà non è più Samsara ma Nirvana.

Sono molto soddisfatto di questo incontro che seguirò nel tempo. Lo Zen mi affascina perché legato alle arti marziali che ho praticato per anni, anche se rimango legato alla tradizione che ho praticato finora. L’ho trovato molto importante dal punto di vista dello studio che nel percorso buddhista è molto importante sinergicamente con la fede e la pratica, ma anche per il dialogo interbuddhista che spesso risulta difficile a causa di problematiche che hanno radici storiche.



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