Tuesday, 17 August 2010

Bonno soku bodai: i desideri terreni sono illuminazione. Gli occidentali non aspettano di sapere altro.

Nel Buddhismo Mahayana si è soliti dire che il Nirvana è il Samsara e che l’illuminazione non è l’annullamento dei cicli samsarici di nascita e morte, ma la consapevolezza che in realtà non esiste nessun ciclo da spezzare. Nella forma nipponica questo concetto è maggiormente espresso come “i desideri terreni sono illuminazione”, in giapponese antico “bonno soku bodai”.

Il monaco Nichiren (1222-1282) spiega che recitando il titolo del Sutra del Loto (Daimoku) si trasformano le tendenze karmiche dell’illusione in emancipazione, o se si recita Nam myoho renge kyo durante il rapporto sessuale, i desideri terreni si trasformano in illuminazione.

Credo sia importante dare una sana interpretazione di questo concetto, che ha favorito in una visione occidentale di tipo materialista un’interpretazione del tipo “pratico il Buddhismo perché voglio questo, quello e quell’altro”.

Non è necessario praticare il Buddhismo per essere promossi al lavoro, per diventare manager o per trovarsi la ragazza o il ragazzo. Per quello basta essere un po’ organizzati, andare a dormire presto la sera e quant’altro.

Pensavo di recente a questo concetto filosofico, in particolar modo perché ho avuto modo di rivedere un’ intervista a Tiziano Terzani, grande giornalista scomparso pochi anni fa, che cominciò il suo percorso di ricerca spirituale che lo condusse alla meditazione e a prendere i voti, affrontando la sua dura malattia con coraggio e fede.

Criticando il nostro mondo basato su un sistema che crea dei desideri intangibili e per lo più inutili per creare economia, ad un certo punto dell’intervista egli afferma che esiste una parola in Italiano ancora migliore di felice che è contento.

Credo che essere contento vuol dire sentirsi realizzati per quello che si ha, sapersi accontentare. La tendenza a voler soddisfare a tutti i costi i propri desideri ne crea degli altri a catena e ci si dimentica di ciò che di bello abbiamo, partendo dal nostro respiro -che ci dice che siamo vivi- di conseguenza non apprezziamo la sacralità della vita e la fortuna di essere nati come uomini.

In questo senso il concetto di “Bonno soku bodai” (i desideri terreni sono illuminazione) se interpretato come voglio raggiungere questo obiettivo sennò smetto di praticare, oppure basare solo la pratica su obiettivi meramente venali porta a nuove forme di dipendenza. La pratica buddhista farà comunque bene come tutte le forme di meditazione, ma senza fede -che implica lungo periodo e pratica per la felicità degli altri- si pratica a mio avviso un clone del Buddhismo.

Accontentarsi, come dice Terzani, è un concetto che devo rivalorizzare. Non credo che si possa avere la presunzione di annullare tutti i desideri (perché questi in ogni caso si manifesterebbero in forma subdola), ma è senz’altro possibile praticare con il desiderio di valorizzare ciò che di più bello abbiamo, a partire dalle persone vicino a noi; in questo senso si pratica per trasformare i desideri derivanti dall'illusione in quelli orientati al raggiungimento dell'illuminazione.

Praticare solo per sé può essere un primo passo, quando ci si avvicina alla pratica buddhista; ma se si rimane ancorati a questa visione piccola delle cose non si tiene conto dell’interdipendenza di tutti i fenomeni (in giapponese “Engi”) e quindi anche dell’unità individuo ambiente (Esho Funi); in sostanza  non si comprende a fondo che la nostra felicità -o meglio contentezza- è strettamente connessa con quella degli altri esseri senzienti. Ho timore che si pratichi una forma di pseudo-Buddhismo, che ha preso piede tra alcuni  praticanti occidentali.

1 comment:

  1. http://www.sgi-italia.org/approfondimenti/DesideriEIlluminazione.php

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