Ancora una volta ci troviamo davanti al 3, questo numero "casuale" che abbiamo visto già applicato al concetto dei tre veicoli e del veicolo unico di Tien'tai.
In via analoga possiamo definire le tre verità come il modo di descrivere la stessa complessa realtà dei fenomeni.
La prima è chiamata Ke-Tai, ossia la verità della natura apparente dei fenomeni e della loro transitorietà.
La seconda verità è chiamata
Ku-Tai, dove si spiega la vacuità di tutti i fenomeni, che vuol dire che nessun fenomeno è dotato di una realtà intrinseca, o di un qualcosa che esista a priori.
Ku-Tai, dove si spiega la vacuità di tutti i fenomeni, che vuol dire che nessun fenomeno è dotato di una realtà intrinseca, o di un qualcosa che esista a priori.
La Terza verità è Chu-Tai (La verità del Mezzo).
La scrittrice giapponese D.T. Suzuki definisce la Triplice Verità in questo modo:
"Quando cominciai a studiare lo Zen le montagne erano montagne; quando pensai che avevo compreso lo Zen le montagne non erano più montagne; ma quando giunsi alla piena consapevolezza dello Zen le montagne furono di nuovo montagne".
Nella prima fase di studio dello Zen “le montagne erano montagne” perché la scrittrice nipponica contempla la verità di Ke, l’apparenza temporanea dei fenomeni grazie alla quale i mari sono mari ed i monti sono monti, ossìa ciò che apparentemente risulta distinto ai nostri occhi.
Quando si contempla la verità di Ku (vuoto) – la vacuità - allora le montagne non sono montagne, perché si va oltre la natura apparente delle cose. Se si rimane ancorati nella vacuità si rischia però di cadere nel nichilismo, ovvero tutto è nulla. Da qui in avanti, si parte dalla vacuità per ritornare alla verità di Ke, quindi le montagne sono di nuovo montagne.
Dal punto di vista di Ku, tutto è vuoto, se si osserva la realtà da Ke, le cose appaiono separatamente, dal punto di vista di Chu tutto è armonioso. Sono tre aspetti della realtà ultima.
Chu-Tai, è una sintesi armoniosa di queste due verità; una sintesi che non va intesa in senso hegeliano come il risultato di uno scontro (Tesi vs Antitesi = Sintesi), ma di un concetto dinamico della realtà. Il conflitto è presente nella sinistra hegeliana, quindi la sintesi ed il processo dialettico è considerato come un divenire storico, mentre in questo caso si parla di ciclicità dinamica.
La via di Mezzo è il continuo fluttuare tra natura apparente (Ke-Tai) e vacuità (Ku-Tai) secondo un principio di perfetta e mutua identità.
C’è una forte analogia con i tre veicoli ed il veicolo unico. In questo concetto elaborato da Tien’Tai il Tathagata mostra i tre veicoli (gli insegnamenti provvisori come espedienti) mostrando il veicolo unico. Nelle tre verità, tutto è Via di Mezzo Chu-Do (analogia con il veicolo unico), mentre Ke-Tai (Natura apparente dei fenomeni), Ku-Tai (Vacuità) e Chu-Tai ne sono il suo triplice aspetto.
Con questo principio si può anche spiegare perché dal punto di vista di Chu-Tai, secondo una famosa massima del Mahayana, il Samsara è il Nirvana.
Quando Nichiren spiega il significato di MyoHo, mette in evidenza questa natura dinamica della realtà ultima. Secondo Nichiren, partendo dalla natura della mente da dove scaturiscono sia il bene che il male, non si può percepire la natura della propria mente, tuttavia non si può neanche dire che questa non esista, perché pensieri costanti la attraversano di continuo. L’aspetto mistico della realtà (Myo) e le sue manifestazioni (Ho) sono due facce della verità ultima, (MyoHo). Il primo potrebbe essere legato al concetto di vacuità, il secondo a quello della natura apparente dei fenomeni, mentre la loro sintesi alla Via di Mezzo.

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